1. L’odore del caffé mattutino (svegliarsi e accorgersi che qualcuno si è già prodigato per prepararlo)
2. La prima colazione, soprattutto se ci sono cornetti caldi ai frutti di bosco
3. Il profumo del deodorante Neutro Roberts extra-fresco
4. Il tè alla vaniglia della Twinings 
5. Passeggiare sull‘Isola Tiberina al tramonto
6. Ascoltare “Sunny” di Hebb Bobby, “Last Nite” degli Strokes, “This Time Tomorrow” dei Kinks e lasciarsi andare all’irrefrenabile voglia di ballare che ne consegue
7. Fare affari al mercatino sotto l’ufficio
8. Trovare lo stipetto della cucina pieno di barrette di cereali al cioccolato
9. Tornare a casa e accorgersi che qualcuno ha già preparato la cena
10. Possedere piatti e stoviglie auto-pulenti (o, in alternativa, scoprire che la tua coinquilina ha appena assunto un maggiordomo).
E voi? Qual’è la vostra TOP TEN?
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La mia vicina si chiama Alice.
Alice guarda i gatti. I gatti si chiamano Rambo e Marie Curie. Ogni tanto anch’io le guardo i gatti.
Tutti i pomeriggi Alice si esercita a suonare la tromba. Ogni tanto suona pure il pianoforte e talvolta mi è sembrato di sentirle suonare l’arpa. Alice studia musica all’Accademia di Santa Cecilia: vuole diventare concertista. Viene dal Canton Ticino, lei. Ogni tanto io e Alice ci raccontiamo delle storie e quando mettiamo a confronto i nostri drammi sentimentali vinco sempre io.
Di tanto in tanto, io, Alice e Ania, la mia coinquilina, la domenica si va a spulciare tra le bancarelle di Porta Portese. Ania è sempre la più fortunata, nonostante lei sostenga che sono sempre io quella che trova le cose migliori.
Poi c’è la cantante lirica.
La cantante lirica si esercita tutte le domeniche e i festivi. Da mattina a sera, non fa altro che allenare quella sua gran voce. Non è la Callas, ma se la cava. Come dice Ania, noi non abbiamo bisogno di spendere soldi per l’Opera: a noi basta starcene sedute comodamente sul divano, in un condominio di Trastevere, e goderci l’intero repertorio.
Fortune della vita.
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Riprendo ad aggiornare questo blog, dopo un lungo anno di silenzio.
Dall’ultima volta qualcosa è cambiato. Qualcos’altro, purtroppo, è rimasto lo stesso. Berlusconi è sempre al governo, io sono ancora una filosofa precaria, non mi sono riprodotta e non ho vinto al SuperEnalotto.
Di nuovo (e non è poco, a dirla tutta) c’è che ho compiuto 29 anni e che la mia vita sentimentale è letteralmente deflagrata.
Ci sono voluti la fine di una storia, una “sconvivenza”, tre traslochi e un anno di psicoanalisi perché mi rendessi conto che stavo camminando sul lato sbagliato dello specchio.
Crisi dei trent’anni, la chiamano. Io l’ho avuta a 28. Mi sono svegliata, una mattina, e all’improvviso era come se qualcuno avesse innestato nella mia mente idee senza le quali avevo magnificamente vissuto fino a quel momento.
Bisogni nuovi, nuove paure con le quali dover fare i conti. Dopo interminabili e costose sedute di psicoterapia, alla fine, sono riuscita a pronunciare la fatidica parola: DONNA.
Non adulta, non grande. Ma Donna. Con la D maiuscola. Donna con la gonna e pure col cervello.
A quel punto mi sono detta: “Mi sa che ti tocca riprenderti indietro la tua vita”. Ed eccomi qui. Nuova casa, nuovo lavoro, nuove amicizie, nuovo taglio di capelli. E, forse, anche nuovi post.
Perché – come dicono i cinesi – accada quel che accada, anche il sole del giorno peggiore tramonta.
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